Tosti, F.P.

Corali Unite "Val Panaro" - Via San Geminiano, 316 - 41052 - Guiglia (MODENA) - ITALY - Tel. 059.989.223 - Fax 178.22.77.904

 

Home
Il coro
Decalogo...
Il Barocco
Tosti, F.P.
Arturo Toscanini
Psicologia e tecnica...
La musica popolare
Adeste fideles
Adeste fideles
Tu scendi dalle stelle
Stille nacht
La montanara
Fratelli d'Italia
Storia della Musica

 

Francesco Paolo Tosti

Il 16 marzo 1947 nel salone dell'Accademia Chigiana di Siena, E.A.Mario durante una breve e acuta conferenza riconduceva entro un'ottica di assoluta coerenza e di giusto equilibrio la figura di Francesco Paolo Tosti che false retoriche e giudizi affrettati quanto inopportuni andavano distorcendo.
Pochi hanno raccolto il messaggio di quella lezione intesa come metodologia d'indagine che partendo da presupposti "non sospetti", ricerchi obiettivamente il valore e il significato di una esperienza di vita, di umanità e di arte. Francesco Paolo Tosti è il caso emblematico di un'epoca, di un genere musicale, di un certo modo di intendere la vita e tradurla in espressione artistica. L'abbondanza di aneddoti di contro alla scarsità di precisi spunti biografici, non inficiano, ad un'attenta lettura, le caratteristiche peculiari di una statura intellettuale ed umana non comune. E la chiave di lettura non va ricercata essenzialmente in una sorta di innato carisma grazie al quale Tosti riesce a conquistare la simpatia di larghi strati sociali, di personalità del mondo politico come di quello culturale, delle corti come delle sale di provincia.
Quella di Tosti è una scelta di esistenzialità artistica non casuale e tantomemo dettata da mode effimere. Egli non scrive romanze al solo scopo di attrarre l'attenzione di qualche avvenente fanciulla, scrive solo romanze! La fedeltà è totale: non ci sono spazi per ripensamenti, non c'è possibilità di equivoco né di compromesso. Nasce probabilmente proprio da questa presa di posizione una certa ostilità dei critici nei suoi confronti, nei confronti di un genere musicale troppo spesso ritenuto secondario, "povero", in un'Italia monopolizzata dalla grande stagione dell'opera lirica. "Non fu certo un musicista d'eccezione -scrisse R.Simoni-; la sua vena nel fondo era popolare" come se l'arte per essere tale debba attingere afflati da un Olimpo tanto lontano quanto irraggiungibile.
Lo stesso A. Della Corte, che riconosceva "A Marechiare" di assoluto valore, buttava a mare la restante produzione del Tosti. La romanza di F.P. Tosti non è strumento di evasioni innocenti: è un microcosmo che vuole affrancarsi "dall'ipoteca operistica", che vuole rintracciare nel suo interno una identità che abbia i crismi dell'originalità e dell'universalità. Il segreto della sua musica è la semplicità, sconcertante e al tempo stesso ricca di forza straordinaria. La sua romanza è una policromia tenue nella quale i colori non sconfinano mai in toni violenti o in contrastanti vividi ammassi.
La tensione artistica non necessita di funambolismi di contrappunto o della ricerca di nuove armonie, pur nelle allettanti sollecitazioni di fine secolo; l'armonizzazione anzi è spesso scarna, ridotta all'essenziale, quasi disposta ad esaltare il nucleo centrale che è la linea melodica. "La melodia di Tosti è un volo, un grido, un sorriso, un commisto di realtà e di sogno, di plenitudine di vita e di vaporosità romantica; ed è appunto nel perfetto connubio, nel felice equilibrio di questi elementi che risiede la sua freschezza imperitura e la sua incredibile forza". (E. Moschino)
La semplicità non è mai in Tosti banalità; basti pensare alla cura con la quale il musicista abruzzese sceglie i testi alla ricerca del mondo poetico a lui più congeniale. L'importanza di tale scelta si evidenzia nell'aderenza melodica ai versi che non è soltanto un fatto di metrica, di accentazione, di sviluppo tematico, quanto anche efficace simbiosi che crea una suggestione di immagini e investe i reconditi empiti dell'animo. Cosicché anche il modo maggiore è spesso gravido di struggenti malinconie, di tristezze mai trascese e anzi involte in un universo "di palpitanti condizioni umane, simili e tuttavia ben distinte l'una dall'altra". (D. Rubboli)
L'amore è il 'leit motiv' del microcosmo tostiano, che trova terreno fertile in una realtà e in una condizione femminile di un momento storico di transizione in cui forze disgregatrici si preparano a stravolgere l'assetto societario consolidato dopo la rivoluzione francese. Amori idealizzati ai confini di un richiamo stilnovista, pur se di matrice più immanente (Malia); amori che durano un battito d'ali ma profondamente vissuti: "Amore è come un alito di vento: passa, carezza, va" (Tormento); amori infelici, mai dichiarati ma sofferti in una rassegnazione che sublima (Ridonami la calma). Una connaturale, squisita raffinatezza, perfezionata prima nei salotti aristocratici della Roma fin de siècle e poi nelle corti di Savoia e d'Inghilterra, permea l'ispirazione tostiana; l'eleganza dei suoi modi e del suo aspetto si trasfonde in finezza espressiva; l'uditore è coinvolto fino a diventare egli stesso partecipe di quei salotti e di quelle corti. Tosti si fa mediatore tra un mondo di sogni, di principi, di regine e la gente che quel mondo ha visto solo nei disegni di qualche libro di favole; gente comune a cui lui appartiene e che gli appartiene, che è la gente della sua terra della quale avvertirà sempre prepotente l'emozione e il richiamo. Accetterà infatti la cittadinanza inglese soltanto come segno di gratitudine "non fatta di sentimentalismi -come lui stesso tenne a precisare- ma schietta riconoscenza per le infinite cortesie avute, per le molteplici attestazioni di stima...". Coerenza, semplicità, raffinatezza: sono assunti che eludono tentativi di fuga dall'interpretazione dell'uomo e dell'artista, per altro di solida formazione musicale maturata alla grande scuola di S. Mercadante. Il pomeriggio del 2 dicembre 1916 Tosti portava via con sé un ideale di vita e di arte, ideale che aveva seguito "com'iride di pace"; la grande guerra "avrebbe spazzato via la società e il costume di vita dei quali Tosti, almeno per quanto riguarda la musica, era stato tra i più singolari protagonisti". (F. Sanvitale)

Sandro Bernabei

 

Aggiornato il: 02 gennaio 2014