GUIGLIA (MO)

Corali Unite "Val Panaro" - Via San Geminiano, 316 - 41052 - Guiglia (MODENA) - ITALY - Tel. 059.989.223 - Fax 178.22.77.904

 

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GUIGLIA (MO)

                                

Per informazioni:

Comune: Tel. 059-709911
Carabinieri: Tel. 059-792421 oppure 112
Guardia medica: Tel. 059-7574780
Vigili del fuoco: Tel. 115
Emergenze sanitarie: Tel. 118
Servizio acqua: Tel. 059-709975
Servizio igiene urbana: Tel. 059-709949
PROLOCO: Tel. 059-792310
TAXI: Tel. 059-771017
Ufficio postale: Tel. 059-792771
Parrocchia di Guiglia Tel. 059-792437
Piscina Tel. 059-792550
Biblioteca comunale: Tel. 059-709930

 

CENNI STORICI

Guiglia richiama subito alla mente il Conventino e nel Conventino, praticamente, si identifica la storia di Guiglia. Questo antico castello, sorto nel XIV secolo, forse nelle vicinanze o nel luogo stesso di uno più antico, subì ripetuti assalti nelle frequenti lotte dei tempi e nel 1301 venne completamente distrutto dal fuoco, Fu ricostruito e nel 1405 Guiglia, con altre terre dei dintorni, fu concessa ai Pio di Carpi. Il castello divenne poi sede di un convento di Carmelitani, da cui il nome di Conventino dato all'antico castello. Successivamente fu del feudatario Francesco Montecuccoli, che provvide a lavori di ampliamento facendone una lussuosa dimora, tanto che vi trovò poi posto perfino un teatro. Dopo un periodo di splendore seguì la decadenza. Gli eredi dei Montecuccoli, i Montecuccoli Laderchi, poco si curarono del castello, non pagavano nemmeno le tasse, per cui fu messo in vendita e acquistato dall'ingegner svizzero Beusch che lo trasformò in albergo. Fu poi del comune di Reggio Emilia e finalmente, nel 1941, divenne di proprietà comunale. Nell'immediato dopoguerra, per iniziativa di alcuni cittadini del luogo, nel Con ventino trovò sede un albergo e, cosa sensazionale, una casa da gioco che subito fece accorrere dalle città vicine un gran numero di persone. Quando già la fantasia dei guigliesi vedeva nel paese una nuova S. Remo, le ferree leggi dello stato troncarono sul nascere l'iniziativa. Attualmente l'antico Conventino è in parte adibito ad ostello. Guiglia è paese molto antico. La località appare in un documento dell'890, un atto di enfiteusi, e in altri successivi del 996, del 1045. Già abbiamo accennato alle lotte quando venne incendiato il castello. Ciò perché, come Montese, Guiglia era terra contesa dai Modenesi e dai Bolognesi e appartenne, nel tempo, un po' agli uni, un po' agli altri. Feudo dei Pepoli, passò al ricordato Francesco Montecuccoli. Abbattuto il feudalesimo fece parte del Dipartimento del Reno, divenne importante sede di pretoria da cui dipendevano e il Dipartimento del Reno e quello del Panaro. Per la modesta altitudine (m. 490) offre un soggiorno molto adatto a malati di cuore. Una fiorente agricoltura e un attivo artigianato completano il quadro dell'antica Guia e Guilia o Wilia come appare in antiche carte. Origine ed etimologia di Guiglia Guiglia, lo si vedrà nel capitolo seguente, esisteva già nell'anno 890. Da quanto tempo? Quanti secoli erano trascorsi da che apparvero sul colle selvaggio le prime capanne? La sola risposta possibile a questi interrogativi, al dire del Burchi, è racchiusa nell'enigma del nome che invano si è tentato di sciogliere. Ecco quello che si può dire. La grafia comune del nome di Guiglia è Guilia o Guia. Così si legge infatti nel più antico documento dell'anno 890, così infinite volte nei secoli posteriori. Le forme Wilia (anno 996), Auilla (a. 1048), Auquiula (a. 1155), Wilica e Willica (a. 1162) compaiono ciascuna una sola volta o in modo rarissimo e vanno considerate errori di trascrizione o volgarizzazioni arbitrarie. Qual'è la sua derivazione? Non certo da un'aquila o dalle feste aquilicie e meno ancora dal nome Villa, come opina il Giannotti. Lo storico Cherubino Ghirarducci parla talvolta di Aquilia affermando di aver trovato tale dizione in molti documenti antichi, ora perduti. In verità Guilia, senza la g, trae origine proprio dalla gens aquilia, romana, un membro della quale colonizzò evidentemente questa terra. Da principio si chiamò terra aquilia e in processo di tempo, come avviene in simili casi, scompare il sostantivo rimase l'aggettivo sostantivato con aferesi iniziale un cambio di consonante.

 

ITINERARI

Il Parco dei Sassi di Roccamalatina

Breve storia del parco: I Sassi sono da tempo noti localmente come bellezza paesaggistica, ma l'unica forma di tutela per anni è stata la Legge n. 1497 risalente al 1939 che riguarda la protezione delle bellezze naturali. Qualche studio effettuato in passato aveva già evidenziato la presenza di aspetti floristici e faunistici interessanti, ma è solo con l'istituzione del Parco e" con la predisposizione del Piano Territoriale che sono state messe in risalto la molteplicità di microambienti e la ricchezza naturalistica dell'area. Il Parco viene istituito ufficialmente con la Legge Regionale n. 11 del 1988 e nel 1989 si costituisce il Consorzio per la gestione. Inizialmente l'area protetta è di modeste dimensioni, circa 750 ettari, che ricadono interamente nel Comune di Guiglia, ma la sua collocazione geografica e il notevole richiamo turistico dai comuni circostanti e dalle città di Modena e Bologna ne aumentano notevolmente l'importanza. Alla sua gestione decidono di concorrere tutti i comuni dell'area vignolese: Vignola, Guiglia, Marano sul Panare, Montese, Zocca, Castel vetro e Savignano sul Panaro, oltre alla Provincia di Modena e alla Comunità Montana dell'Appennino Modena Est. Il 1989 è anche l'anno in cui cominciano a svilupparsi forme di utilizzazione del Parco diverse dal tradizionale turismo domenicale: si fanno le prime visite guidate e si elaborano proposte specifiche per le scuole. I primi anni di vita del Parco, analogamente a quanto è accaduto in molte aree protette, sono stati segnati da contrasti politici, opposizioni dei residenti, vuoti amministrativi e gestionali. Non si è però mai interrotto l'uso didattico degli spazi naturali e, grazie anche al volontariato, sono stati attivati servizi per garantire una migliore tutela della zona e al tempo stesso consentire la fruizione. Successivamente il territorio protetto viene ampliato fino agli attuali 1040 ettari ricadenti all'interno di due Comuni: Guiglia e Marano sul Panare. Gli anni 1994-1996 vedono il consolidamento amministrativo del Parco con la nomina dei membri per tutti gli organi gestionali previsti dalla legislazione, l'approvazione e la pubblicazione da parte della  Regione  Emilia-Romagna  del  Piano Territoriale del Parco, strumento ufficiale di pianificazione e governo del territorio a parco. Gli ultimi avvenimenti dimostrano come, attraverso la corretta gestione e l'opera assidua di informazione attuata dal personale del Parco, il consenso verso l'area protetta si sia ampliato e vada via via consolidandosi permettendo di guardare al futuro del Parco dei Sassi di Roccamalatina con maggiore serenità e ottimismo.

Le rocche dei sassi e i Malatigni

I due piccoli villaggi ai piedi dei Sassi, un tempo chiamati Rocca di Guidone e Rocca di Sigizo, facevano parte di un vasto sistema fortificato disposto intorno alla Pieve di Trebbio e ai Sassi. Signori di questo complesso, che comprendeva i tre macigni di arenaria detti Rocca di Sopra, Rocca di Sotto e Roccazzuola, definito dallo storico Paolo Mucci come "uno dei più singolari insediamenti umani della nostra montagna", furono i Malatigni, la cui stirpe acquisì il nome da un Malatigna (soprannome composto da "mala", malvagia, e "linea", tignola), di cui si ha notizia attorno al 1170. [ 1 primi documenti sulle proprietà dei Malatigni nei Sassi risalgono alla fine del XIII secolo, ma la mancanza di atti di investitura fa pensare a un dominio di fatto, quindi molto più antico. Nelle vicende militari del '200 e del '300 i Malatigni si schierarono alternativamente con Bologna e con Modena, finché, donato ogni loro avere nei Sassi agli Estensi, li riottennero in feudo insieme a diritti e immunità ma perdendo in realtà ogni potere j politico. Nel 1405, la successiva investitura estense del territorio di Guiglia, con le Rocche e Trebbio, ai Pio, signori di Carpi, segnò la fine della camera feudale dei Malatigni e anche del periodo di splendore della pieve, che seguì poi le vicende politico-amministrative della Pieve di Guiglia.

 

FIERE, FESTE ED EVENTI

Durante il mese di maggio a Guglia ha luogo la tradizionale Sagra gastronomica del Borlengo arrivata ad oggi alla sua trentunesima edizione. La Sagra che deve il suo nome al tipico piatto della cucina locale si svolge presso il Castello di Guiglia. Tra le numerose fiere e manifestazioni che caratterizzano la stagione estiva del Comune di Guiglia, merita di essere ricordata la Sagra dell'Aratura che occupa un posto di primo piano tra gli eventi del mese di agosto. Nel periodo natalizio per gli amanti della musica è ormai diventato un appuntamento da non perdere il Concerto di Natale, che vede esibirsi insieme nella palestra di Guiglia i cori, le bande e i gruppi operanti nel territorio comunale, una vera espressione della musica locale.

 

GASTRONOMIA

Un'occhiata in cucina

Oltre alle specialità della cucina modenese e bolognese (tortellini, tortelloni, lasagne, tagliatene, cacciatora di pollo e coniglio, parmigiano-reggiano, prosciutto ed insaccati di maiale), la cucina della montagna modenese offre piatti più poveri, ma di sicuro effetto. Ne elenchiamo alcuni: - Le crescentine: si tratta di un sapiente impasto di farina, latte, poche uova, olio (o burro) sale e lievito, ridotto in dischetti che, seguendo l'uso antico dovrebbero essere cotti rigorosamente tra testi di terra cotta scaldati nel camino ("le tigelle"), avvolgendoli con fogli di noce o di castagno. Tale metodo di cottura però è ormai raro e, al posto delle tigelle, sono diffuse le piastre in ferro ("i ferri") o gli stampi di ghisa, scaldati sulla stufa a legna o sul fornello a gas. La crescentina si può tagliare a metà e "condire" con un pesto di pancetta, aglio e rosmarino, ricoperto di parmigiano grattugiato, si può anche imbottire con gli ottimi salumi locali; sostituisce poi, egregiamente, il pane con la cacciatora e gli umidi, in particolare di funghi.

-          I ciacci: l'impasto è più consistente rispetto ai borlenghi e viene cotto tra i "ferri", il condimento è analogo. Vista la diffusione dei castagneti anche nella cucina della castagna sono presenti ricette e specialità caratteristiche.

I dolci

Sono oggi comunemente offerti dai forni locali i dolci tipici della nostra tradizione che, soprattutto in passato, erano legati alle principali festività dell'anno e ad occasioni particolari:

-         la colomba: è costituita da diversi strati di pastafrolla alternati a strati di marmellate miste, arricchite da uva sultanina appassita, pinoli, mandorle tritate e cedro candito;

-          la torta di tagliatelline: è a base di tagliatelline sottilissime, condite con un impasto fine di mandorle tritate, zucchero e cedro candito; il tutto viene cosparso di burro prima della cottura e imbevuto di liquore a cottura ultimata;

-          gli zuccherini canditi e quelli di pastafrolla costituiscono un tradizionale completamento dei dolci nuziali. Tra gli zuccherini a forma di frutta o di funghi porcini od ovuli, un tempo usuali e degni degli esteri più esigenti, sopravvivono le pesche, con l'anima di crema ed una mandorla e la buccia resa con colorazioni al liquore e zucchero.

La cucina delle castagne

Il periodo ideale per gustare i piatti a base di castagne è quello invernale, nel quale la farina è appena macinata ed è all'apice del suo sapore e del suo profumo. Tra le molte ricette spiccano:

-          la polenta, che viene servita con panna, vergine o soffritta con sale o pepe, con pancetta fritta o salsicce, con uova fritte, ecc.;

-          i castagnacci, un impasto molto tenero di farina, sale ed acqua, che viene cotto tra i ferri, ottenendo un disco sottile che si gusta con panna vergine, ricotta o formaggio;

-          le frittelle: un impasto, simile a quello dei castagnacci, che viene fritto nello strutto di maiale;

-          le castagne cotte: sono castagne secche che vengono lessate e servite nel brodo di cottura, aromatizzato con l'alloro;

-          le mistocche: focaccine cotte al forno;

-          la torta di farina di castagne: farina di castagne, uova, latte, lievito e, a piacere, cacao o cioccolato. uva passa e caffè in polvere.

Il borlengo

Si definisce col nome "borlengo" (termine dialettale "burlang" o "burleng") quel cibo preparato cuocendo una pasta liquida, chiamata "colla", in recipiente di rame stagnato, chiamato "sole" o "mola", condito con un composto, chiamato concia ("cunza" o "counza") e Parmigiano Reggiano grattugiato ("furmai", "forma") e consumato appena pronto piegandolo in quattro (ripiegato due volte su se stesso). La "colla" è un composto liquido preparato con farina, acqua e sale, con la possibilità di aggiunta di uova (fino a 5 ogni chilogrammo di farina). Il condimento (cunza) è un impasto caldo o freddo di pancetta e lardo macinati, aggiunto di aglio e rosmarino pestati (con possibilità di aggiunta di una minima parte di salsiccia). Il "sole" o "mola" è una padella di rame stagnato con o senza manico, lavorata a mano, del diametro di 40-50 centimetri.

Calzagatti modenesi

Erano i due piatti della miseria; i fagioli; la carne dei poveri, e la polenta, che per secoli è stata l'unica risorsa contro la fame. Ma quando i modenesi ebbero l'idea di unirli in un solo piatto, si scoprì che due povertà messe insieme potevano trasformarsi in una grande ricchezza. Un paiolo sul fuoco e accanto una donna intenta a rimestarne il contenuto: un'immagine che evoca incantesimi e pozioni magiche e che può ben essere accostata ai calzagatti. In effetti non è così strano parlare di magia a proposito di questa preparazione. Soltanto un sortilegio poteva trasformare polenta e fagioli, due cibi poveri, in un piatto saporito e gustoso, capace, nella sua semplicità, di portare gioia e buonumore ai commensali, oltreché di riempir loro lo stomaco. E sortilegio è stato. Artefici di questo saporito incantesimo le donne d'Emilia, regione "ricca e grassa" (sin dal Rinascimento era considerata insieme alle Fiandre la punta di diamante dell'agricoltura europea), ma dove la parola spreco era giustamente bandita dal vocabolario. Calzagatti o cassagai, ma anche paparuccia, ciribusla o bagia: di nomi ce ne sono tanti e cambiano a seconda di dove ci si trova, ma la struttura di questa ricetta, tipica della tradizione emiliana, rimane invariata. D'altronde si tratta di ingredienti che nel Nord d'Italia sono di casa: polenta e fagioli. Ma a Modena si sono trasformati in uno dei piatti più noti della città, potremmo dire un simbolo. Quasi come la statua che campeggia nella grande piazza del Duomo: "la Bellissima", una figura femminile, mai identificata. Lei è rimasta un mistero, ma dei buonissimi calzagatti, per nostra fortuna, non si è mai persa la ricetta.

Prosciutto di Modena

La zona tipica di produzione corrisponde alla fascia collinare del bacino oro-idrografico del fiume Panaro e sulle valli ivi confluenti fino a 900 metri di altitudine, ed è proprio qui che si verifica un microclima ideale per la stagionatura dei prosciutti. La storia del prosciutto crudo è antichissima e documentata fin dall'epoca dei Celti e dei Romani, cioè da quando si diffuse l'uso del sale per conservare le carni. La Pianura Padana è stata fin da allora particolarmente votata all'allevamento dei suini ed al consumo di questo tipo di carne nella gastronomia, tanto che una ricca ed antica tradizione salumiera si è così radicata nel modenese. Il Prosciutto di Modena ha un colore rosso vivo al taglio, un aroma gradevole ed un sapore dolce ma intenso, composto da carne magra, con l'esclusivo utilizzo di carni di qualità e di origine nazionale.

 

LINK

http://www.comune.guiglia.mo.it

http://www.regione.emilia-romagna.it/modena-est/comuni/guiglia/guiglia.htm

http://www.prolocoguiglia.it

 

 

Aggiornato il: 12 febbraio 2016